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01/06/11

Sound Magazine: recensione di Fiumedinisi

Link: SoundMagazine.it

Ammettiamolo. Diciamolo pure che questa volta giudicare (meglio, esprimere un giudizio) è complicato, tortuoso, arduo. Approcciarsi ad un album così scuro come questo Fiumedinisi dei Marlowe è cosa buona e giusta ma anche tosta.
Leggendo qua e là tra stralci di recensioni già pubblicate il sentore generale tende ad esaltare la poetica del gruppo di Caltanissetta e come dare loro torto?
Scordiamoci i tanto cari (ai più stupidi) testi semplici e proiettiamoci in un mondo fatto di sonorità pacate, di realtà appena sussurrate, il tutto condito da una voce che sembra stanca ma decisamente preziosa, almeno tanto quanto quella di Angela Baraldi (ve la ricordate la protagonista di “Quo vadis baby” di Salvatores?) che nel controcanto di “In fondo alla gola” aggiunge un tocco noir al pezzo rendendolo più greve.

13/04/11

Ondarock: recensione Fiumedinisi

Link: ondarock.it

Dopo essere stati cresciuti da Cesare Basile (che ne ha prodotto i primi tre lavori), per il loro quarto disco i siciliani Marlowe si affidano in toto al mentore della Seahorse Recordings Paolo Messere (leader dei Blessed Child Opera ed ex-Ulan Bator) e danno alle stampe un album che, dopo dieci anni di attività, segna il loro esordio discografico.

Il tocco melmoso ed oscuro di Messere rappresenta la vera cifra stilistica della musica del quartetto, che dà vita a un disco di grande coesione, pur nelle mille sfumature che ne caratterizzano ogni episodio. Tra aneliti ghost-rock à la Piano Magic, dilatazioni post simil-Mogwai e l'aura oscura dei Marlene Kuntz in lontananza, Salvo Ladduca e soci non perdono mai di vista il formato canzone, a metà tra furia rock e dolenza cantautorale.

08/04/11

Mescalina: recensione Fiumedinisi

Link: mescalina.it

Le canzoni del quarto album dei siciliani Marlowe fluttuano sospese a mezz’aria in una notte liquida di suoni: le undici tracce di questo disco galleggiano cocenti, morbide e desolate in riff gelatinosi e arpeggi dolorosi post-rock (v. la coda di Fino alle ossa, l’intro diChristina, l’onirica e ammaliante 2 maggio), in una ritmica cadenzata, ansiogena e spettrale, molto à la Ulan Bator (che non a caso sono nel passato di Paolo Messere deiBlessed Child Opera, produttore del disco, qui anche a microkorb, vibrafono e cori), in distorsioni magnetiche alt-rock e bassi ctoni.
La metrica dei versi e l’elaborazione delle parole, distillate come lente, rade gocce di sangue ed emozione, è frutto di un raffinato approccio cantautorale, ma i Marlowe sono soprattutto illusionisti che magicamente dalle loro note estraggono la linfa di immagini e colori emozionali, tra amarezza, inquietudini, stati d’animo fermi e soffocanti, disagi e dolori, e la distendono in una tela avvolgente e visionaria, a tratti persino psichedelica, di suoni.

22/01/11

Rumore: recensione Fiumedinisi

Tinte cupe, sound oscuro, liriche intimiste avvolte in una tensione che tende a connettere luoghi ben precisi dell'immaginario alternative internazionale: Chicago, NY, l'Inghilterra, Firenze, Milano, Catania.
In Fiumedinisi i Marlowe coniugano BRMC con gli ovvi My Bloody Valentine e i Lush, i Black Heart Procession con i Cure e i Killing Joke, gli Ulan Bator e i Sonic Youth con i primi Diaframma, i Mogway, i Morphine e Sebadoh con gli Underground Life e i Denovo. 

La mano di Cesare Basile nelle coproduzioni della band la conduce a condividere da anni l'impianto stilistico di Sepiatone, Hugo Race, Songs for Ulan, Franklin Delano. Non c'Ë spazio per squarci di luce, il Fiumedinisi si immerge carsicamente nelle catacombe dell'anima, sottende che il silenzio di un urlo sommesso dilania pi˘ di un colpo di fucile in mezzo agli occhi. E' "Fino alle ossa" il manifesto programmatico dell'intera Opera. Ad esso ci atteniamo come ad una profezia, immersi nel Fiume fino in Fondo alla Gola.

Domenico Mungo

16/01/11

Good Times Bad Times / Impatto Sonoro: recensione Fiumedinisi


Vai tu a pensare che a Caltanissetta facevano musica così figa? No, non fraintendetemi, iniziare una recensione così può farci sembrare leghisti o cosa, in realtà Good Times Bad Times ripudia quelle fecce umane, ma è chiaro che non si sente parlare tutti i giorni di musica di quelle parti.
I Marlowe, abbracciati da qualche tempo dall'ottimo Cesare Basile che si è interessato alla loro causa, escono dalla sepoltura con Fiumedinisi, il loro quarto disco, che ha il piacere di impreziosirsi della pubblicazione sotto Seahorse Recordings, nome che fa capo ad un certo Paolo Messere.

05/01/11

RockShock: recensione Fiumedinisi

Link: rockshock.it

Dopo essere passati dalla classica trafila dell’autoproduzione e dell’underground locale, i siciliani Marlowe approdano all’illuminata Seahorse Recondings per il loro debutto su un’etichetta “vera”.

Cesare Basile li ha presi sotto la sua ala già da un po’, Messere (il boss dell’etichetta) lo ha portati a fare il mastering a Chicago, Angela Baraldi fa l’ospite. Insomma, molta attenzione attorno a questa band che non è un bocciolo, ma un bellissimo fiore già bello che sbocciato.

17/12/10

Indie Zone: recensione Fiumedinisi

Link: indie-zone.it

Arrivati al quarto disco i siciliani Marlowe sono divenuti una band matura e con un bel po’ di esperienza alle spalle.
Entrati a far parte della scuderia di Paolo Messere, dopo la via dell'autoproduzione, ci presentano un lavoro che difficilmente passerà inosservato. Fiumedinisi è un crogiolo di influenze. Dell'entroterra (Cesare Basile, che da tempo segue il progetto) anche se si scorgono sonorità vicine a Hugo Race, che passano per la gioventù sonica e arrivano all'oscurità dei My Bloody Valentine. Canzoni notturne, tra incanto e disincanto, che ci conducono in un paesaggio oscuro e obliante.

16/12/10

MusicalNews: recensione Fiumedinisi


Se Giovanni Lindo Ferretti non avesse trovato la vocazione berlusconiana e cattolica, probabilmente avrebbe suonato come i Marlowe, forse avrebbero fatto un pezzo insieme. E probabilmente si sarebbe fatto accompagnare da Battiato. E non che “Fiumedinisi”, il loro nuovo album, suoni come i dischi dei due appena citati, ma quel cantato (, quella estrema eleganza nei testi riporta al modo di fare degli stessi. È una bella sorpresa il disco della band siciliana, a fine 2010. Le undici tracce di “Fiumedinisi” sono scure, sono anche un po’ dark e comunque attente a suono. Basta ascoltare “In fondo alla gola” o “Devo tutto alla notte”, canzone che non sfigura in una compilation di musica inglese attuale.

22/11/10

Beat Bop A Lula: recensione Fiumedinisi

Link: beatbopalula.it

Fuori e dentro la delusione di un animo perduto, fuori e dentro la disperazione - un po’ stanca – di illudersi ancora. È Fiumedinisi, il grande salto pindarico qualitativo dei Marlowe che diventano prepotentemente arte poetica precisa, un “sacco di cose” in cui scalciano monossidi di pensieri ed esalazioni ipnotiche di letture e descrizioni che fanno carosello tra anni zero e domani nulli, in eterno girovagare tra fascino abissale e fluidificazioni post-rock.

19/11/10

Il Cibicida: recensione Fiumedinisi

Link: ilcibicida.com

Ci sarà un giorno in cui i Marlowe suoneranno anche la luce, ma per il momento non fa nulla, va benissimo il racconto dell’oscurità, delle triangolazioni umorali più plumbee e complesse, delle storie più dolorose che lasciano il segno. La notte con i suoi tentacoli è per la band siciliana una musa troppo speciale, anche in questo Fiumedinisi (affrancato dalla Seahorse di Paolo Messere) che è, per certi versi, il disco definitivo per i Marlowe. Dentro c’è tutto il meglio di quello che è la band oggi, ma soprattutto ci sono tutte le linee orizzontali di ciò che, magari, sarà in futuro.

16/11/10

Jam: recensione Fiumedinisi

Con i siciliani Marlowe ci si addentra in quel territorio affascinante e scuro dove cantautorato dalle forti tinte noir e indie rock di matrice chitarristica si mescolano fino a confondersi. Il loro quarto album li rivela come un combo sorprendentemente sicuro nel giocare le proprie carte; fatti salvi numi tutelari come Nick Cave e Sonic Youth (con una punta del nostro Cesare Basile, già loro collaboratore in passato), i quattro sono in grado di creare trame sonore dilatate e fumose ma non per questo prive di peso, anzi (vedi lo shoegaze di Chiedi al buio e Christina, o il groove insistente di Dei tuoi miracoli). Ospite Angela Baraldi in In fondo alla gola. Da tenere d'occhio.

Antonio Puglia

05/11/10

Lost Highways: recensione Fiumedinisi

Link: losthighways.it

Passione come lava rovente che scava magmatiche gallerie dell’anima. Questo lavoro dei Marlowe s’impone con prepotenza fin dal primo pezzo Chiedi al buio se mi vuoi in un crescendo di sonorità acide, caratteristica dell’intero album, a cui fa da contraltare la voce ipnotica, quanto la musica stessa, di Salvo Ladduca. Note come sferzate di cupe domande senza risposte.

I Marlowe, al loro quinto lavoro, si presentano come una band matura dalle innegabili potenzialità espressive. Brani in un cantato recitato, testi che sono vere e proprie rappresentazioni in musica di oscuri sogni surrealisti… Man Ray, De Chirico, Dalì, Magritte, Yves Tanguy.

04/03/07

Il Cibicida: recensione Mai Perdonati


I Marlowe, di base a Catania, non sono certo una band di primo pelo: tre dischi, partecipazione a compilation di musica indipendente (“Stonature 3”, “Balarm Rock Vol. 1”), diversi gettoni in live set (Suburban, Stanze Sonore) e collaborazioni illustri. Hanno, nel loro curriculum, un bagaglio di canzoni fascinosamente scricchiolanti e rugose che “sanno” dannatamente di Cesare Basile. Infatti, parlando di loro, non si può proprio non citare l’amicizia che, col tempo, li ha avvicinati a Cesare Basile e Marcello Caudullo: due tra i più importanti interpreti della Catania musicale.